{"id":6771,"date":"2026-09-30T19:56:58","date_gmt":"2026-09-30T17:56:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.continuitaly.it\/?p=6771"},"modified":"2026-10-01T18:33:42","modified_gmt":"2026-10-01T16:33:42","slug":"dependencies-critical-infrastructure-vulnerabilities","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.continuitaly.it\/en\/2026\/09\/30\/dependencies-critical-infrastructure-vulnerabilities\/","title":{"rendered":"The Technical Corner | How to Identify Hidden Infrastructure Dependencies"},"content":{"rendered":"<section  class='av_textblock_section av-mupr6vac-8494c5104c7fbf1d7b13c6b73086ba63 '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><div>\n<p>Nell\u2019analisi della resilienza di un processo critico, le dipendenze pi\u00f9 evidenti sono solitamente facili da identificare. Elettricit\u00e0, telecomunicazioni, applicazioni IT, impianti, personale e fornitori compaiono quasi sempre in un\u2019analisi dell\u2019impatto sul business (BIA) o in una valutazione della resilienza. Il problema sorge quando l\u2019analisi si limita a questo primo livello. Una dipendenza apparentemente ridondante pu\u00f2 in realt\u00e0 basarsi sulla stessa infrastruttura fisica. Due operatori possono utilizzare lo stesso tratto di fibra ottica, due centri dati possono dipendere dalla stessa sottostazione elettrica, un generatore di emergenza pu\u00f2 dipendere da una catena di approvvigionamento di carburante che, a sua volta, richiede energia e mezzi di trasporto. In questi casi, sebbene dal punto di vista formale esista ridondanza, ci\u00f2 non elimina il vero punto debole.<\/p>\n<p>CISA (<strong>Cybersecurity and Infrastructure Security Agency<\/strong>, un\u2019agenzia federale statunitense che fa parte del <strong>Department of Homeland Security (DHS))<\/strong>\u00a0definisce le infrastrutture critiche come sistemi fortemente interconnessi e sottolinea che le dipendenze possono essere unidirezionali o reciproche. L\u2019energia e le telecomunicazioni ne sono l\u2019esempio classico: i sistemi di comunicazione necessitano di elettricit\u00e0 per funzionare, mentre le reti elettriche utilizzano i sistemi di telecomunicazione per monitorare e controllare il trasporto di energia. Se una dipendenza viene compromessa, l\u2019effetto pu\u00f2 quindi propagarsi da un sistema all\u2019altro.<\/p>\n<h3>Non tutte le dipendenze sono di natura fisica<\/h3>\n<p>Uno dei contributi pi\u00f9 utili dell\u2019\u00abInfrastructure Dependency Primer\u00bb della CISA \u00e8 la distinzione tra quattro tipi di dipendenze: <b>fisiche, cibernetiche, geografiche e logiche<\/b>. (La classificazione in dipendenze fisiche, cibernetiche, geografiche e logiche risale al lavoro di Rinaldi, Peerenboom e Kelly (2001) ed \u00e8 ripresa dal Dependency Primer della CISA.) La dipendenza fisica \u00e8 solitamente la pi\u00f9 intuitiva. Un impianto necessita di energia, acqua, carburante o materie prime per funzionare. La dipendenza cibernetica, invece, riguarda i dati, le reti e i sistemi informativi necessari per il controllo o la gestione delle operazioni. Una stazione di servizio, ad esempio, pu\u00f2 disporre fisicamente del prodotto, ma potrebbe non essere in grado di erogarlo se i sistemi informatici, contabili o di comunicazione non funzionano. La dipendenza geografica \u00e8 pi\u00f9 insidiosa. Due sistemi apparentemente indipendenti possono condividere lo stesso &#8216;corridoio&#8217; fisico o la stessa area geografica e sono quindi potenzialmente esposti allo stesso incendio, alla stessa alluvione, alla stessa frana o allo stesso incidente. Due cavi in fibra ottica di operatori diversi possono attraversare lo stesso tunnel tecnico; una linea elettrica e una rete di telecomunicazioni possono attraversare lo stesso ponte; diversi centri di elaborazione dati possono trovarsi nello stesso bacino idrografico. Infine, esistono dipendenze logiche determinate da regole, decisioni, condizioni economiche o dalla disponibilit\u00e0 di personale. Un servizio pu\u00f2 essere tecnicamente operativo, ma non utilizzabile a causa della mancanza di autorizzazioni, di competenze tecniche specifiche o della possibilit\u00e0 di trasferire personale e attrezzature. Per una valutazione completa della resilienza non \u00e8 quindi sufficiente chiedersi semplicemente da quali infrastrutture dipenda un processo. \u00c8 necessario comprendere <b>in che modo da esse dipenda<\/b>.<\/p>\n<h3>Dalle dipendenze di primo livello a quelle di secondo livello<\/h3>\n<p>Un errore comune nell\u2019analisi dell\u2019impatto sul business (BIA) consiste nell\u2019accontentarsi della prima risposta. Se un processo indica di dipendere da un\u2019applicazione cloud, questa viene identificata come risorsa critica e l\u2019analisi pu\u00f2 terminare a questo punto. Tuttavia, tale applicazione dipende a sua volta dal fornitore di servizi cloud, dalle telecomunicazioni, dal fornitore di identit\u00e0, dall\u2019alimentazione elettrica dei data center, dal DNS e da una serie di servizi esterni. La stessa logica vale per le infrastrutture fisiche. Se un processo dipende dall\u2019energia elettrica e dispone di un generatore, la dipendenza sembra attenuata. In realt\u00e0, per\u00f2, occorre chiedersi quanta quantit\u00e0 di carburante sia disponibile, come venga rifornito, da dove provenga, quali infrastrutture siano necessarie per la sua fornitura e in che misura il fornitore sia in grado di garantire il servizio in caso di emergenza regionale. Il passo metodologico consiste quindi nel trasformare un semplice elenco di dipendenze in una <b>catena di dipendenze<\/b>. Per ogni risorsa critica, occorre chiedersi da cosa dipenda per continuare a funzionare. La stessa domanda deve essere posta ad almeno uno o due livelli successivi, fino a quando non emergono infrastrutture comuni, punti di concentrazione o elementi per i quali non esistono alternative realistiche.<\/p>\n<h3>La differenza tra ridondanza e indipendenza<\/h3>\n<p>Disporre di due risorse non significa necessariamente che vi sia ridondanza. La ridondanza ha senso solo se entrambe le risorse non vengono messe fuori servizio dallo stesso evento. \u00c8 quindi necessario distinguere tra <b>ridondanza<\/b> e <b>indipendenza<\/b>. Due connessioni Internet possono essere ridondanti dal punto di vista contrattuale, ma non sono indipendenti se condividono la stessa linea in fibra ottica. Due UPS possono essere ridondanti, ma dipendere dallo stesso quadro elettrico. Due data center possono trovarsi in citt\u00e0 diverse, ma utilizzare lo stesso provider di identit\u00e0 o la stessa piattaforma cloud. \u00c8 qui che entra in gioco il concetto di <b>guasto per causa comune<\/b>: un\u2019unica causa compromette contemporaneamente pi\u00f9 componenti che in precedenza erano considerati alternativi tra loro. Da un punto di vista tecnico, la domanda giusta non \u00e8 quindi \u00abAbbiamo una soluzione alternativa?\u00bb, ma \u00abLa soluzione alternativa pu\u00f2 essere colpita dallo stesso evento che rende inaccessibile la soluzione principale?\u00bb.<\/p>\n<h3>Una semplice tabella pu\u00f2 rivelarsi pi\u00f9 utile di uno schema complesso<\/h3>\n<p>Innanzitutto, non \u00e8 assolutamente necessario un software sofisticato. Una matrice pu\u00f2 essere sufficiente. Nelle righe si possono indicare i processi o i servizi critici, mentre nelle colonne si elencano le infrastrutture da cui dipendono: energia, telecomunicazioni, acqua, cloud, centri dati, trasporti, fornitori di servizi logistici, sistemi di pagamento e altre risorse rilevanti. Il primo passo consiste nell\u2019individuare le dipendenze dirette. Il secondo passo consiste nello specificare il tempo massimo di interruzione tollerabile (MTPD) e l&#8217;obiettivo di ripristino (RTO). Il terzo passo consiste nell\u2019elencare le alternative disponibili e verificare se queste siano effettivamente indipendenti. A questo punto emergono due elementi molto utili: le infrastrutture da cui dipendono contemporaneamente numerosi processi critici e le alternative che, dopo un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita, presentano lo stesso punto debole. \u00c8 proprio qui che una classica matrice delle dipendenze si trasforma in uno strumento per rafforzare la resilienza.<\/p>\n<h3>Ricerca di nodi ad alta concentrazione<\/h3>\n<p>L\u2019obiettivo successivo consiste nell\u2019identificare i nodi verso cui convergono numerose dipendenze. Un provider di identit\u00e0, una sottostazione elettrica, un unico operatore di telecomunicazioni, un centro dati, un terminal logistico o un unico fornitore di carburante possono supportare contemporaneamente innumerevoli processi. Questi nodi meritano una priorit\u00e0 maggiore rispetto alle risorse che supportano un solo servizio, anche se la loro probabilit\u00e0 di guasto non sembra particolarmente elevata. Ci\u00f2 \u00e8 in linea con l\u2019approccio proposto dalla CISA, che raccomanda di identificare le dipendenze tra i sistemi e di utilizzare tali informazioni per definire le misure di resilienza pi\u00f9 efficaci. Tali misure possono includere fornitori secondari realmente indipendenti, collegamenti a sistemi alternativi, alimentazione elettrica di emergenza e procedure operative volte a mantenere le funzioni essenziali in caso di interruzione.<\/p>\n<h3>Il tempo \u00e8 una variabile tecnica<\/h3>\n<p>Una dipendenza non \u00e8 di per s\u00e9 necessariamente critica. Diventa critica solo in funzione del tempo. Un&#8217;interruzione di corrente di dieci minuti pu\u00f2 essere completamente compensata da UPS e generatori. Un&#8217;interruzione di 48 ore pu\u00f2 causare problemi di approvvigionamento. Una settimana pu\u00f2 compromettere la disponibilit\u00e0 di personale, logistica e manutenzione. Pertanto, ogni dipendenza deve essere considerata non solo in relazione alla presenza di una soluzione alternativa, ma anche alla sua <b>effettiva autonomia<\/b>. L\u2019analisi deve determinare per quanto tempo la soluzione principale possa rimanere inattiva prima che il processo ne risenta e per quanto tempo il sistema di backup possa effettivamente mantenere l\u2019operativit\u00e0. La differenza tra questi due valori rende spesso il deficit di resilienza molto pi\u00f9 evidente rispetto a una semplice indicazione del tipo \u00abriserva disponibile: s\u00ec\/no\u00bb.<\/p>\n<h3>Dallo schema al test<\/h3>\n<p>Un\u2019analisi delle dipendenze \u00e8 utile solo se viene verificata. Se due gestori vengono dichiarati indipendenti, devono essere disponibili prove relative ai percorsi fisici o almeno una conferma plausibile della separazione. Se un generatore garantisce un\u2019autonomia di 48 ore, occorre verificare se tale autonomia sia stata calcolata sulla base del carico effettivo. Se esiste un fornitore alternativo, \u00e8 necessario sapere entro quale lasso di tempo questi possa effettivamente intervenire in caso di evento regionale. Il test pi\u00f9 utile consiste spesso nel partire da un\u2019unica infrastruttura ed esaminare quali servizi verrebbero gradualmente interrotti nel corso del tempo. Questo approccio consente di osservare le reazioni a catena e di identificare i momenti in cui le soluzioni previste raggiungono i propri limiti. La questione non \u00e8 affatto puramente teorica. Il NIST ha ribadito che le <i>infrastrutture critiche<\/i> \u2013 tra cui energia, acqua, carburanti, comunicazioni e trasporti \u2013 sono interconnesse e interdipendenti, proprio perch\u00e9 ciascuna di esse necessita dei servizi delle altre, sia per il funzionamento che per il ripristino a seguito di un incidente.<\/p>\n<h3>Da un elenco di risorse alla mappatura della resilienza<\/h3>\n<p>Una tradizionale analisi dell\u2019impatto sul business (BIA) identifica le risorse necessarie per l\u2019esecuzione di un processo critico. Un\u2019analisi delle dipendenze pi\u00f9 avanzata deve andare oltre e mostrare come queste risorse dipendano a loro volta da altre infrastrutture, dove si trovano le concentrazioni e dove le alternative presentano lo stesso punto debole. Il valore dell\u2019analisi non risiede quindi nel numero di dipendenze identificate, ma nella capacit\u00e0 di riconoscere quelle che possono mettere a rischio contemporaneamente pi\u00f9 servizi e rendere inefficaci le strategie di emergenza. Se la mappatura delle dipendenze riesce a evidenziare non solo da cosa dipendiamo noi, ma anche <b>da cosa dipendono le nostre alternative<\/b>, diventa uno degli strumenti pi\u00f9 utili per compiere il passaggio da una continuit\u00e0 operativa basata sulla documentazione a una vera e propria capacit\u00e0 di resilienza.<\/p>\n<\/div>\n<\/div><\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The most dangerous dependencies are often second- or third-level ones. 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