Milano, 27 aprile 2026

Quando l’energia smette di essere una certezza

Per anni abbiamo costruito i nostri modelli operativi, industriali e persino di continuità operativa su un presupposto implicito:l’energia è sempre disponibile.

  • Variabile di costo, certo.
  • Fattore di efficienza, senza dubbio.
  • Ma raramente vincolo operativo.

Oggi questa assunzione non è più valida.

Le tensioni geopolitiche, le vulnerabilità delle rotte energetiche globali e le crescenti pressioni sul sistema europeo stanno riportando l’energia al centro del rischio operativo. Non come semplice driver economico, ma comecondizione abilitante dell’operatività stessa.

In questo contesto, parlare di resilienza significa necessariamente parlare di energia.

Questo numero della nostra newsletter di aprile nasce proprio con l’obiettivo di leggere questo cambiamento da più prospettive.

Nella sezione centrale analizziamo le più recenti indicazioni dell’Unione Europea: non solo misure emergenziali, ma un vero cambio di approccio, che invita a ridurre, gestire e ripensare il consumo energetico.

Nella sezione “Cosa tiene sveglio il resilience manager” portiamo questi temi a terra, introducendo scenari sempre meno teorici: blackout prolungati, interruzioni logistiche, limitazioni operative legate alle condizioni climatiche. Scenari che non si esauriscono in un evento, ma si sviluppano nel tempo, mettendo alla prova la capacità delle organizzazioni di adattarsi.

L’angolo tecnico è dedicato proprio a questo passaggio: come costruire e testare questi scenari attraverso esercitazioni tabletop e simulazioni strutturate, passando da piani statici a capacità decisionali dinamiche.

La sezione normativa approfondisce le evoluzioni legate alla Direttiva NIS2 e alle disposizioni dell’ACN, che rafforzano il legame tra resilienza digitale e continuità operativa—un legame che, sempre più spesso, passa anche dalla disponibilità di energia.

Infine, nella sezione di thought leadership, analizziamo alcune delle più recenti pubblicazioni internazionali che convergono su un punto chiave: i rischi non sono più eventi isolati, ma sistemi interconnessi. Energia, cyber, supply chain e clima si influenzano reciprocamente, amplificando gli impatti e riducendo i margini di previsione.

Il filo conduttore è chiaro: Non stiamo entrando in un’epoca di crisi energetiche, ma in un’epoca in cui l’energia torna a essere un vincolo strutturale.

Per le organizzazioni, questo significa una cosa molto concreta: non basta più essere efficienti.
Bisogna esserein grado di continuare a operare anche quando l’energia non è pienamente disponibile.

Buona lettura!

Corrado Zana

corrado.zana@continuitaly.it

Risk&Resilience Outlook

Resilienza sistemica

Resilienza sistemica: quando i rischi smettono di essere eventi e diventano sistemi

Negli ultimi mesi, alcune delle principali istituzioni internazionali hanno pubblicato analisi che, lette congiuntamente, delineano un cambiamento profondo:il rischio non si manifesta più come evento isolato, ma come dinamica sistemica e interconnessa.

Non è un’evoluzione incrementale. È un cambio di paradigma.

Cyber risk: dagli incidenti agli effetti a catena

Le più recenti analisi della ENISA (European Union Agency for Cybersecurity) mettono in evidenza un fenomeno sempre più evidente:

“Cybersecurity incidents increasingly have cascading effects across sectors and borders.”

Non si tratta più di violazioni circoscritte. Un singolo attacco può generare:

  • interruzioni lungo intere filiere digitali
  • impatti su servizi essenziali
  • effetti transfrontalieri

ENISA sottolinea inoltre:

“Interdependencies amplify the impact of cyber incidents.”

Questo è il punto chiave: la vulnerabilità non è solo nella tecnologia, manelle interconnessioni.

Un sistema altamente efficiente e integrato diventa, allo stesso tempo, altamente fragile.

Supply chain: la vulnerabilità invisibile

Le analisi più recenti di McKinsey & Company rafforzano questo quadro, spostando l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato:

“Most supply chain disruptions originate beyond tier-one suppliers.”

Ovvero:

  • il rischio non è nei fornitori diretti
  • ma nei livelli successivi, spesso non monitorati

A questo si aggiunge un dato ormai consolidato: “Companies are experiencing supply chain disruptions lasting one month or longer every 1.4 years on average.”

Il messaggio è chiaro: le disruption non sono più eventi rari, maricorrenti e strutturali.

E soprattutto sono difficili da anticipare perché si originanofuori dal campo visivo dell’organizzazione.

Energia: da variabile economica a vincolo operativo

Nel suo aggiornamento 2026, la International Energy Agency introduce un cambiamento concettuale particolarmente rilevante:

“Energy security is no longer only about supply adequacy, but about system resilience.”

E ancora: “Disruptions in energy supply can have immediate operational consequences across industries.”

Questo passaggio è fondamentale e totalmente condivisibile. L’energia non è più:

  • solo un costo
  • o un fattore di competitività

ma si riafferma una banalità: unacondizione necessaria per poter operare

In altri termini: la mancanza di energia non impatta solo il margine, mablocca la attività.

Il filo conduttore: sistemi interdipendenti e instabili

Se si leggono insieme questi contributi, emerge una convergenza molto forte:

  • gli attacchi cyber si propagano oltre l’organizzazione
  • le supply chain nascondono vulnerabilità profonde e non visibili
  • l’energia può limitare direttamente la capacità operativa

Sintesi:“Risks are no longer isolated events, but interconnected systems of disruption.”

Questo significa che:

  • un evento iniziale può generare effetti non lineari
  • le conseguenze sono difficili da prevedere
  • la propagazione è spesso più rilevante dell’evento stesso

Cosa cambia per la resilienza

Questo scenario mette in crisi un approccio tradizionale alla business continuity, basato su:

  • identificazione di scenari specifici
  • definizione di piani di risposta
  • ripristino in tempi definiti

Oggi, invece, emerge un’esigenza diversa: progettare organizzazioni capaci di operare anche in condizioni degradate, incomplete e instabili.

In altre parole:

  • meno enfasi su “ripristinare velocemente” per tornare alla condizione ‘business-as-usual’
  • più enfasi sucontinuare a funzionare comunquein condizioni difficili e degradate per un lungo periodo di tempo.

Conclusioni

Le organizzazioni nonoperano più in ambienti complessi, ma in sistemi complessi ed instabili. In un sistema complesso è ancora possibile modellare, prevedere e ottimizzare. In un sistema instabile, invece, la variabile dominante è l’imprevedibilità.

La resilienza, oggi, non è più solo una funzione di protezione, ma predomina la capacità adattiva: la capacità di continuare a operare anche quando le condizioni cambiano più velocemente dei piani.

In cima alla lista del Resilience Manager

Scenari e test

Cosa tiene sveglio il Resilience Manager – Dagli scenari teorici agli stress test operativi

Negli ultimi mesi sta emergendo con sempre maggiore evidenza un cambiamento nel modo in cui devono essere costruiti i piani di continuità operativa. Non si tratta più di coprire eventi “classici” (incendio, indisponibilità IT, perdita sede), ma di prepararsi ascenari prolungati, progressivi e degradati.

In altre parole: non eventi “on/off”, ma condizioni operative chepeggiorano nel tempo.

Tre scenari che stanno diventando realistici

  1. Blackout prolungato (48–72 ore)
  • esaurimento progressivo dei sistemi di backup
  • difficoltà di approvvigionamento carburante
  • perdita graduale di funzionalità operative

Il punto critico non è l’interruzione iniziale, mala gestione del tempo.

  1. Interruzione della logistica (1 settimana)
  • blocco approvvigionamenti
  • impossibilità di spedire
  • saturazione dei magazzini

Il rischio reale è ilcollasso della catena operativa, non il singolo evento.

  1. Ondate di calore e limitazioni operative
  • restrizioni sull’uso dell’energia
  • riduzione capacità lavorativa
  • impatti su salute, sicurezza e produttività

Qui entra in gioco una variabile spesso ignorata:la sostenibilità umana dell’operatività.

Come costruire davvero questi scenari

Il salto di qualità sta tutto qui.

1) Non partire dall’evento, ma dalla durata

Errore tipico:

  • “blackout” come evento

Approccio corretto:

  • blackoutdi 4h / 24h / 72h

Perché: la durata cambia completamente:

  • impatti
  • priorità
  • decisioni

2) Costruire la timeline dello scenario

Ogni scenario dovrebbe essere sviluppato per fasi:

Esempio blackout:

  • 0–4 ore → attivazione emergenza
  • 4–24 ore → stabilizzazione
  • 24–72 ore → degrado operativo
  • 72 ore → perdita capacità produttiva

Questo permette di:

  • identificare i veri punti di rottura
  • evitare piani troppo “ottimistici”

3) Mappare le dipendenze reali

Per ogni processo critico:

  • energia
  • IT
  • persone
  • fornitori
  • logistica

Domanda chiave: “cosa succede se questa dipendenza viene meno per X ore/giorni?”

4) Definire diversi livelli di operatività accettabile (non solo stop/go)

Approccio tradizionale:

  • operativo / non operativo

Approccio evoluto:

  • piena operatività
  • operatività ridotta
  • operatività minima
  • alternanza fermo/attività
  • operatività in fasce orarie vietate e permesse

Questo è fondamentale per scenari energetici.

5) Rivedere gli scenari  nella BIA

Al fine di:

  • validare RTO realistici
  • identificare processi realmente critici
  • evidenziare dipendenze nascoste

Molte BIA cambiano radicalmente quando si introduce il fattore “durata”.

6) Testare scenari progressivi (non solo shock)

Test tipici:

  • incendio
  • perdita sistema

Test evoluti:

  • “2 giorni senza energia”
  • “4 giorni senza logistica”

Qui emergono:

  • flussi di decisione, livelli autorizzativi
  • criticità organizzative
  • limiti non documentati

7) Identificare i punti di rottura

Ogni scenario dovrebbe portare a una risposta chiara:

  • in quali condizioni l’operatività non è più sostenibile?
  • quali attività devono essere fermate?
  • quali decisioni devono essere prese dal management?
  • responsabilità legali, di compliance, etc?

 

Conclusione

La domanda non è più “cosa succede se accade un evento”, ma “come gestisco l’evoluzione della situazione e quindi la nostra operatività nel tempo?”.

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Calendario completo e aggiornato

Novità normative da monitorare

ACN e NIS2: aggiornamento

Normative Update – NIS2: l’ACN entra nel dettaglio operativo con le modalità di classificazione dei servizi

Con le più recenti comunicazioni pubblicate da Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale l’attuazione della NIS2 Directive in Italia compie un passo decisivo: dalla definizione del perimetro alla strutturazione operativa delle attività e dei servizi da proteggere.

1) Elencazione e categorizzazione: il vero punto di partenza

L’ACN ha pubblicato le modalità con cui i soggetti NIS2 devono:

  • identificare le attività e i servizi rilevanti
  • procedere alla loro categorizzazione

Questo passaggio è fondamentale perché definisce concretamente “cosa” deve essere protetto, prima ancora del “come”.

Non si tratta quindi solo di essere inclusi nel perimetro NIS2, ma di:

  • comprendere quali servizi sono critici
  • strutturarli in modo coerente con gli obblighi normativi

2) Un approccio strutturato alla classificazione

Le indicazioni ACN introducono un approccio metodologico che richiede alle organizzazioni di:

  • mappare in modo sistematico:
    • servizi
    • attività
    • dipendenze
  • distinguere tra:
    • servizi essenziali
    • servizi importanti

Implicazione diretta:la cybersecurity diventa un esercizio di modellazione dell’organizzazione, non solo di protezione tecnica.

3) Connessione diretta con rischio e continuità operativa

Questo nuovo requisito ha un impatto immediato su ambiti già noti:

  • Business Impact Analysis (BIA)
  • gestione del rischio
  • continuità operativa

In particolare:

  • la categorizzazione dei servizi richiama direttamente la logica delle funzioni critiche
  • impone una maggiore coerenza tra:
    • classificazione normativa
    • priorità operative

4) Impatti su incident management e reporting

La classificazione non è un esercizio teorico:

  • determina:
    • quali incidenti devono essere notificati
    • con quale priorità
  • influenza:
    • tempi di risposta
    • livelli di escalation

Traduzione operativa: senza una corretta categorizzazione, non è possibile gestire correttamente un incidente NIS2.

5) Il significato per il legislatore

La NIS2 non chiede solo di proteggere sistemi, ma di comprendere e strutturare i servizi che l’organizzazione eroga. Questo sposta il focus:

  • da asset → a servizi
  • da tecnologia → a operatività

Implicazioni per le organizzazioni

Per i soggetti coinvolti, questo significa:

  • avviare rapidamente:
    • attività di mappatura
    • classificazione dei servizi
  • allineare:
    • funzioni IT
    • operations
    • compliance
  • integrare:
    • NIS2
    • DORA (se applicabile)
    • BCMS

In conclusione

L’obiettivo della NIS2 non è implementare controlli, ma capire con precisione quali servizi devono continuare a funzionare, come e perché.

L’angolo tecnico

Tabletop e Desktop

Angolo Tecnico- Tabletop e Desktop Simulation: come progettare esercitazioni efficaci per scenari energetici

Nel contesto attuale, caratterizzato da possibili interruzioni prolungate della disponibilità energetica, le organizzazioni devono andare oltre la semplice predisposizione di piani e iniziare atestare concretamente la propria capacità decisionale e operativa.

È qui che entrano in gioco le cosiddettetabletopedesktop simulation.

Cosa si intende per “tabletop” e “desktop simulation”

Nel linguaggio della business continuity:

  • Tabletop exercise
    esercitazionediscussa e guidata, in cui un gruppo di partecipanti analizza uno scenario e prende decisioni in modo strutturato, senza attivazione reale dei sistemi.
  • Desktop simulation
    evoluzione della tabletop, più strutturata e realistica, in cui:

    • lo scenario evolve nel tempo
    • vengono introdotti “inject” (eventi simulati)
    • si testa la coerenza delle decisioni

In entrambi i casi: non si testa la tecnologia, mala capacità organizzativa e decisionale.

A cosa servono davvero

Secondo le best practice diISO 22398:2013 Societal security — Guidelines for exercises,
ISO 22361:2022 Security and resilience — Crisis management — Guidelines,  DRI – Professional Practices for Business Continuity Managementle esercitazioni servono a:

  • validare i piani esistenti
  • verificare ruoli e responsabilità
  • testare la comunicazione interna
  • identificare gap organizzativi

Ma soprattutto: evidenziare ciò che nei piani non è esplicitato.

Perché sono fondamentali negli scenari energetici

Gli scenari energetici hanno caratteristiche specifiche:

  • evolvono nel tempo (non solo evento istantaneo)
  • impattano più funzioni contemporaneamente
  • richiedono decisioni progressive

Questo li rende perfetti per esercitazioni tabletop/desktop.

 Come costruire una tabletop efficace (metodo operativo)

1) Definire uno scenario realistico e specifico

Esempio:

  • blackout progressivo → 72 ore
  • riduzione energia disponibile del 30%
  • limitazioni orarie o di potenza imposte dalle autorità

Evitare scenari generici (“blackout”)
Specificare:

  • durata
  • contesto
  • vincoli

2) Strutturare lo scenario in fasi (timeline)

Seguendo le linee guida di ISO 22398:

  • fase iniziale→ evento trigger
  • fase intermedia→ stabilizzazione
  • fase avanzata→ degrado operativo

Esempio:

  • T0: perdita alimentazione
  • T+12h: criticità su backup
  • T+36h: riduzione attività
  • T+72h: decisione strategica

3) Definire gli “inject” (stimoli decisionali)

Gli inject sono eventi che forzano decisioni.

Esempi:

  • “il carburante disponibile è di qualità / quantità inferiore al previsto”
  • “un fornitore consolidato comunica indisponibilità”
  • “le autorità impongono riduzione consumi e fasce vietate”

Best practice:

  • pochi ma mirati
  • coerenti con lo scenario

4) Coinvolgere le funzioni corrette

Una buona esercitazione deve includere (almeno):

  • Operations
  • IT
  • HR
  • Supply chain
  • Top management

Per agevolare la discussione e prendere decisioni per naturainterfunzionali

5) Definire chiaramente gli obiettivi

Non tutte le tabletop hanno lo stesso scopo:

  • validazione piani
  • training
  • test decisionale
  • verifica comunicazione

Senza obiettivi chiari → esercitazione inutile

6) Gestire il ruolo del facilitatore

Elemento critico:

  • guida la discussione
  • introduce gli inject
  • mantiene il ritmo

Non deve “aiutare”, mastimolare processi e decisioni reali mantenendo il realismo

7) Documentare e valutare i risultati

Secondo ISO 22398:

  • raccolta decisioni prese
  • identificazione gap
  • definizione azioni correttive

Output reale: non il report, ma ilmiglioramento del sistema

Errori più comuni

  • scenari troppo semplici e ripetuti negli anni
  • assenza di evoluzione temporale
  • partecipazione limitata
  • focus su lettura procedure, non su decisioni
  • mancanza di follow-up su quanto discusso

 

Takeaway

Le tabletop non servono a verificare se esiste un piano, ma a capire se l’organizzazione è in grado di prendere decisioni coerenti a prescindere dall’esecuzione pedissequa del piano.

Nel contesto attuale, uno degli esercizi più utili che un’organizzazione può condurre è proprio una simulazione di:

  • blackout prolungato
  • riduzione controllata dell’energia
  • interruzione logistica
  • impatti sulle risorse

Non per testare la tecnologia, ma per rispondere a una domanda semplice: “Come continuiamo a operare quando l’energia non è più garantita?”

Insight&Ispirazioni

I suggerimenti del mese

Letture consigliate per approfondire il Climate Risk

I suggerimenti del mese

In questa rubrica continuiamo a segnalare contenuti che riteniamo utili non tanto per acquisire nuove nozioni, quanto per raffinare il modo in cui leggiamo il rischio, l’incertezza e le decisioni strategiche in contesti complessi.

Lettura del mese – World Energy Outlook – International Energy Agency

Più che un singolo articolo, il consiglio è di attingere agli ultimi aggiornamenti e analisi pubblicate dall’IEA nel 2026, che stanno accompagnando il dibattito sulla sicurezza energetica globale. Perché leggerlo:

  • offre una visionestrutturata e quantitativadel sistema energetico
  • evidenzia le vulnerabilità:
    • geopolitiche
    • infrastrutturali
    • di domanda/offerta
  • introduce un concetto chiave:l’energia come fattore abilitante dell’operatività

La sicurezza energetica non riguarda più solo l’adeguatezza delle forniture, ma la capacità del sistema di assorbire shock e continuare a funzionare. Per chi è utile:

  • resilience manager
  • risk manager
  • top management

Podcast del mese –“The Energy Gang”

Uno dei podcast più autorevoli sul tema energia, con analisi aggiornate su:

  • geopolitica dell’energia
  • transizione energetica
  • sicurezza delle supply chain energetiche

Perché ascoltarlo:

  • traduce temi complessi in chiaveoperativa e comprensibile
  • collega:
    • politica energetica
    • industria
    • impatti reali

Episodi recenti trattano:

  • tensioni globali sulle rotte energetiche
  • vulnerabilità del sistema europeo
  • trade-off tra sicurezza e sostenibilità

Entrambi i contenuti aiutano a fare un passaggio fondamentale: uscire da una visione interna del rischio e comprendere le dinamiche sistemiche che lo generano.Capire l’energia oggi significa capire la resilienza di domani.

Aggiornamenti da National Fire Protection Association (NFPA)

Notizie dalla comunità internazionale della Fire Safey

Aggiornamenti da NFPA -AI e data center: la crescita supera la sicurezza?

Un recente articolo pubblicato suNFPA Journaldalla National Fire Protection Association
mette in evidenza un tema emergente e particolarmente rilevante:

la crescita esplosiva dei data center legati all’intelligenza artificiale sta procedendo più rapidamente della capacità di gestire i rischi di sicurezza.

Il problema: crescita senza precedenti

Secondo l’analisi pubblicata, il boom dell’AI sta generando:

  • un aumento massivo della domanda di data center
  • densità energetiche sempre più elevate
  • infrastrutture progettate per massimizzare la potenza di calcolo

Questo si traduce in: un consumo energetico e una concentrazione di carico mai visti prima.

Il punto critico: sicurezza antincendio sotto pressione

L’articolo evidenzia un rischio concreto:

  • le soluzioni di protezione antincendio tradizionali
  • non sempre sono adeguate per questi nuovi ambienti

Problemi emergenti:

  • elevata densità di carico elettrico
  • sistemi di raffreddamento complessi
  • utilizzo crescente di batterie e sistemi di accumulo

Conseguenza: il rischio incendio evolve più velocemente degli standard e delle pratiche operative.

Energia e resilienza: un legame sempre più stretto

Il punto più interessante, in linea con il tema della newsletter, è questo:

  • i data center AI sono:
    • estremamente energivori
    • altamente critici
  • ma allo stesso tempo:
    • vulnerabili a interruzioni energetiche
    • dipendenti da sistemi di alimentazione complessi

Insight chiave: più aumenta la dipendenza dall’energia, più aumenta la vulnerabilità operativa.

Implicazioni per progettazione e risk management

L’articolo suggerisce implicitamente un cambio di approccio:

  • non basta più progettare per “compliance”
  • serve progettare per:
    • resilienza
    • scenari estremi
    • interdipendenze

In particolare:

  • integrazione tra:
    • fire protection
    • electrical systems
    • business continuity

Un rischio sistemico, non locale

Un altro aspetto fondamentale:

  • i data center AI sono infrastrutture critiche globali
  • un incidente può avere impatti su:
    • servizi digitali
    • supply chain
    • operatività aziendale

Questo li rende: un punto di convergenza tra rischio fisico, digitale ed energetico.

Takeaway per il lettore

  • l’evoluzione tecnologica sta creando nuovi rischi antincendio
  • l’energia è il fattore abilitante (e critico) di questi sistemi
  • la resilienza richiede un approccio integrato, non settoriale

La crescita dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo il mondo digitale, ma anche i modelli di rischio fisico. I data center non sono più solo infrastrutture IT: sono sistemi energetici complessi, la cui sicurezza richiede un ripensamento profondo degli approcci tradizionali.

Aggiornamenti da Disaster Recovery Institute International (DRI)

Novità dalla comunità globale dei professionisti certificati nella resilienza

Aggiornamenti da DRI – Cosa preoccupa davvero i professionisti della resilienza

Un recente contributo pubblicato da DRI International riporta i risultati di un sondaggio LinkedIn condotto tra professionisti della business continuity e della resilienza.

Il punto di partenza è semplice ma molto significativo:quali sono oggi le principali preoccupazioni per chi si occupa di resilienza?

 I temi emersi dal sondaggio

Dalle risposte raccolte emerge una chiara convergenza su alcuni ambiti chiave:

  • cyber risk e attacchi informatici
  • interruzioni della supply chain
  • instabilità geopolitica
  • eventi climatici estremi

In altre parole: i rischi percepiti non sono più isolati, ma sistemici e interconnessi.

Il dato più interessante

Il sondaggio evidenzia un cambiamento di prospettiva:

  • non si parla più solo di eventi specifici
  • ma dicapacità di adattamento a scenari complessi

La resilienza è sempre meno legata a singoli piani e sempre più a capacità organizzative trasversali.

Implicazioni per le organizzazioni

Per chi si occupa di business continuity, questo significa:

  • rafforzare l’integrazione tra:
    • cyber
    • supply chain
    • operations
  • sviluppare:
    • scenari multi-rischio
    • capacità decisionali rapide
  • superare approcci “a silos”

Le principali preoccupazioni dei resilience manager riflettono un mondo in cui i rischi si combinano e si amplificano. Prepararsi a un singolo evento non è più sufficiente.

PhoenITx srl

Via Pietro Calvi, 2

20129 Milano

www.continuitaly.it

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