Da NFPA – Climate Change e Fire Protection: progettare oggi la resilienza di domani

Dal mondo NFPA - Climate Change e Fire Protection: progettare oggi la resilienza di domani

Abstract

Il cambiamento climatico sta modificando anche il modo di progettare la sicurezza antincendio. Ondate di calore, incendi di vegetazione, eventi meteorologici estremi e maggiore esposizione delle infrastrutture impongono un approccio sempre più orientato alla prevenzione e alla resilienza. In questo approfondimento analizziamo le più recenti riflessioni dellaNational Fire Protection Association (NFPA)e il ruolo che Fire Protection, Property Loss Control e Business Continuity possono svolgere nel rendere edifici, impianti e organizzazioni più preparati ad affrontare le sfide del clima che cambia.

Per molti anni la protezione antincendio ha concentrato la propria attenzione sulla risposta all’emergenza: rilevare rapidamente un incendio, limitarne la propagazione e consentire un intervento efficace dei sistemi di protezione e dei soccorsi.

Il cambiamento climatico sta però modificando anche questo paradigma.

Gli incendi di vegetazione sempre più estesi, le ondate di calore prolungate, i periodi di siccità, gli eventi meteorologici estremi e lo stress crescente cui sono sottoposte infrastrutture e reti energetiche stanno imponendo una riflessione più ampia sul concetto stesso di sicurezza antincendio.

LaNational Fire Protection Association (NFPA)dedica da tempo crescente attenzione a questi temi attraverso programmi di ricerca, attività divulgative e documenti tecnici dedicati alla resilienza delle comunità, alla riduzione del rischio di incendio e alla protezione degli edifici esposti agli effetti del cambiamento climatico.

Il messaggio è chiaro: la prevenzione non comincia quando si attiva un impianto sprinkler o quando arriva la squadra di soccorso. Comincia molto prima.

Comincia nella progettazione dell’insediamento, nella scelta del sito, nella gestione della vegetazione, nella manutenzione degli edifici, nella protezione delle reti tecnologiche e nella pianificazione della continuità operativa.

Questo approccio è particolarmente evidente nella gestione del rischioWildland-Urban Interface (WUI), cioè delle aree nelle quali edifici, impianti industriali e infrastrutture si trovano a diretto contatto con aree boschive o vegetazione naturale.

Negli ultimi anni tali aree sono aumentate in molte regioni del mondo e gli incendi di vegetazione hanno dimostrato come un fenomeno naturale possa rapidamente trasformarsi in una crisi industriale, logistica e infrastrutturale.

Per ilProperty Risk Engineerle implicazioni sono numerose. Occorre rivalutare l’esposizione degli edifici rispetto alla vegetazione circostante, verificare l’adeguatezza delle fasce di protezione, analizzare la vulnerabilità delle coperture e delle prese d’aria all’ingresso di braci trasportate dal vento, garantire la continuità dell’approvvigionamento idrico antincendio anche durante eventi estremi e verificare che le vie di accesso rimangano percorribili dai mezzi di soccorso.

Ma ilClimate Changepone anche nuove sfide agli impianti tecnologici.

Temperature ambientali sempre più elevate possono ridurre l’affidabilità di componenti elettrici, gruppi elettrogeni, sistemi di alimentazione, batterie, sale CED e impianti di raffrescamento, aumentando indirettamente anche il rischio di incendio o di indisponibilità dei sistemi di protezione.

È quindi evidente come la protezione antincendio non possa più essere considerata un tema esclusivamente impiantistico: diventa parte integrante della resilienza dell’organizzazione.

Business Continuity, Property Loss Control, Facility Management e Fire Protectiondevono dialogare sempre più strettamente, condividendo scenari, valutazioni e strategie di prevenzione.

Il contributo di NFPA ci ricorda che il cambiamento climatico non richiede soltanto impianti antincendio più efficienti. Richiede organizzazioni progettate per continuare a operare in condizioni ambientali profondamente diverse da quelle per le quali molti edifici e molte infrastrutture erano stati originariamente concepiti.

La resilienza, ancora una volta, nasce dalla prevenzione.

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