I data center ad alta densità, spinti dall’intelligenza artificiale, cambiano il profilo di rischio antincendio. Il lavoro sulle norme NFPA è in corso: conviene distinguere ciò che è già in vigore da ciò che è ancora una proposta.

I centri dati sono ormai una componente essenziale dell’infrastruttura economica. Il cloud, i servizi finanziari, le telecomunicazioni, la sanità, l’industria, la pubblica amministrazione e, sempre più, le applicazioni di intelligenza artificiale dipendono da impianti che devono garantire una disponibilità estremamente elevata. Questo ruolo centrale cambia anche il profilo di rischio: crescono la densità elettrica, cioè la quantità di energia concentrata negli edifici, la complessità dei sistemi di raffreddamento e il valore economico delle apparecchiature installate. Il tema è entrato nei lavori di revisione delle norme NFPA. Prima di entrare nel merito, una distinzione utile a chi legge.

  • Già in vigore: la NFPA 75 nell’edizione 2024 e la NFPA 855 nell’edizione 2026, che ha già introdotto requisiti più severi sulle prove antincendio per l’accumulo di energia.
  • Ancora in discussione: i public input presentati nel ciclo di revisione in corso per la NFPA 75 e per la NFPA 76. Un public input è la proposta di un singolo soggetto, non una decisione del comitato tecnico né un requisito.

NFPA 75 e l’alta densità

La norma più importante è la NFPA 75, Standard for the Fire Protection of Information Technology Equipment, che tratta la protezione antincendio dei moderni centri di elaborazione dati. Tra i public input presentati al comitato tecnico, uno dei punti più significativi riguarda la densità: i data center per il calcolo ad alte prestazioni e per le applicazioni di intelligenza artificiale possono superare i 30 kW per rack, e le soluzioni di raffreddamento a liquido raggiungono densità ancora più elevate. Il problema non è solo energetico. L’aumento della densità di potenza cambia anche le condizioni in cui devono operare i sistemi antincendio. Crescono numero e densità di tubazioni, reti elettriche e collegamenti dati, il che complica la distribuzione dell’acqua degli sprinkler e accresce il valore concentrato in ogni rack. Secondo uno dei public input, nei data center ad alta densità i danni potenziali non derivano solo dall’incendio, ma anche dalla difficoltà di intervenire efficacemente senza danneggiare apparecchiature di altissimo valore.

L’intelligenza artificiale sta cambiando anche la protezione antincendio

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha accelerato il processo. I server GPU per l’IA e per il calcolo ad alte prestazioni generano carichi termici molto più elevati rispetto ai data center tradizionali e favoriscono il passaggio dal raffreddamento ad aria a quello a liquido, in particolare a piastre fredde (cold plate, chiamato anche direct-to-chip) e a immersione. Questi sistemi possono migliorare l’efficienza energetica, ma portano aspetti nuovi da valutare dal punto di vista della sicurezza: la presenza di liquidi nelle sale server, il rischio di perdite, l’interazione con i gruppi di continuità (UPS) e con le batterie al litio, i metodi di ventilazione e la compatibilità con i sistemi antincendio. È un esempio di come una tecnologia introdotta per risolvere un problema operativo possa creare nuove dipendenze e nuovi scenari di rischio.

Un gruppo di lavoro dedicato: una proposta, per ora

Un public input presentato nel ciclo 2026 sintetizza bene la questione: il settore dei data center evolve più in fretta delle norme e degli standard. Propone quindi un gruppo di lavoro dedicato alle nuove configurazioni, tra cui le strutture modulari, il raffreddamento a immersione, la distribuzione dell’energia ad alta tensione, l’accumulo di energia e altre tecnologie emergenti. Non si tratta solo di proteggere l’edificio. La proposta chiede di considerare lotta antincendio, allarmi, accumulo di energia e raffreddamento come componenti di un unico sistema di sicurezza. Se e come il comitato la accoglierà si vedrà nelle bozze della norma: finché non compare lì, è una proposta. È comunque un segnale di direzione. Nei moderni centri di calcolo la protezione antincendio non può più essere un sottosistema a sé stante. Deve essere integrata nell’architettura elettrica, nel raffreddamento, nella gestione delle batterie, nella disposizione delle apparecchiature e nelle strategie di continuità operativa.

Alimentazione di emergenza e continuità operativa

La disponibilità dell’alimentazione elettrica rimane uno degli elementi centrali della resilienza dei centri di calcolo. La NFPA 110, Standard for Emergency and Standby Power Systems, disciplina i sistemi destinati a fornire alimentazione di emergenza e di riserva quando la rete normale non è disponibile. Per un data center, tuttavia, la disponibilità del gruppo elettrogeno non basta a garantire la continuità operativa. Bisogna considerare la capacità di trasferimento del carico, la durata di funzionamento, la manutenzione, la disponibilità di carburante, la capacità di raffreddamento durante il funzionamento di emergenza e la possibilità che un evento fisico comprometta più componenti della catena nello stesso momento. L’affidabilità dipende dall’intero sistema, non da un singolo componente ridondante.

Accumulo di energia: nuova resilienza, nuovi rischi

I sistemi di accumulo di energia acquistano sempre più importanza nelle infrastrutture digitali. La NFPA 855, Standard for the Installation of Stationary Energy Storage Systems, affronta in particolare i rischi di incendio, surriscaldamento incontrollato, formazione di gas infiammabili ed esplosione associati a questi sistemi. L’edizione 2026, già pubblicata, ha irrigidito le regole sulle prove. Richiede che un sistema rappresentativo sia sottoposto sia ai test UL 9540A sia a prove antincendio su larga scala, per dimostrare che un incendio in un’unità non si propaghi a quella adiacente. Rende inoltre l’analisi di mitigazione dei pericoli (Hazard Mitigation Analysis) un requisito di base. È ancora il rapporto ambivalente tra affidabilità e rischio. Le batterie aumentano la capacità dell’infrastruttura di resistere a un’interruzione di corrente, ma portano un pericolo nuovo, che va considerato in fase di progettazione, suddiviso in compartimenti, identificato e gestito.

Anche la sicurezza informatica entra nella protezione antincendio

Un altro segnale arriva dalla NFPA 76, Standard for the Fire Protection of Telecommunications Facilities. Nel ciclo di revisione del 2026 è stato proposto di includere la sicurezza informatica tra i fattori da considerare nel programma di protezione antincendio. La motivazione è chiara: software e sistemi digitali svolgono sempre più funzioni legate all’alimentazione elettrica, alla gestione del carico e al controllo della temperatura. Un attacco informatico potrebbe quindi compromettere sistemi che incidono sul rischio di incendio, e un incendio potrebbe a sua volta mettere a rischio le misure di sicurezza informatica e di protezione dei dati. È un esempio concreto di fusione tra rischi fisici e digitali.

Per chi opera in Italia

La NFPA è un ente statunitense e le sue norme, in Italia, sono volontarie: non sono fonte cogente per un data center italiano. Restano un riferimento tecnico molto usato, soprattutto da operatori internazionali e assicuratori. Il quadro cogente per un operatore italiano è il Codice di prevenzione incendi (D.M. 3 agosto 2015) con le prescrizioni dell’autorità competente; sul piano tecnico-infrastrutturale è diffusa la serie EN 50600 sulle strutture dei data center. Sul fronte regolatorio, i fornitori di servizi di data center rientrano tra le infrastrutture digitali della NIS2. La NFPA ha inoltre in programma per l’8 ottobre 2026 un webinar sulla sicurezza dei data center, dedicato a norme e standard vigenti in materia di progettazione, ispezione, implementazione e misure di emergenza, con una sintesi dei risultati delle ricerche attuali.

Dalla protezione antincendio alla resilienza digitale

Per chi si occupa di resilienza, questo è l’aspetto più interessante. Un centro dati può avere sofisticate ridondanze IT ed essere comunque vulnerabile a un incendio, a un’interruzione di corrente, a un guasto del raffreddamento o a un problema con l’accumulo di energia. La disponibilità dei servizi digitali dipende da una catena fisica molto concreta: approvvigionamento energetico, raffreddamento, protezione antincendio, telecomunicazioni, batterie, manutenzione e capacità di risposta alle emergenze. La trasformazione dei data center, guidata da IA e calcolo ad alte prestazioni, rende questa correlazione ancora più evidente. La potenza aumenta, ma aumentano anche la densità energetica, la complessità degli impianti e il valore concentrato in essi. Il lavoro in corso sulle norme NFPA, in parte ancora allo stadio di proposta, indica un principio che va oltre l’antincendio: la resilienza digitale non può essere separata dalla resilienza fisica dell’infrastruttura che la rende possibile.

Domande per i Resilience Manager

  • Il nostro data center, o quello del nostro fornitore, è progettato con una visione integrata di antincendio, alimentazione, raffreddamento e accumulo, o per sottosistemi separati?
  • Abbiamo valutato l’effetto del raffreddamento a liquido e delle batterie al litio sul livello di continuità che promettiamo?
  • Che cosa prevede il contratto con il nostro fornitore sul rischio incendio e sulle prove effettuate?
  • Se un incendio fermasse insieme sala server, UPS e raffreddamento di un sito, quanto durerebbe la nostra autonomia?

Fonti

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