Milano, 20 marzo 2026
Resilienza: da disciplina tecnica a capacità sistemica
Il numero di marzo di questa newsletter si apre con una constatazione sempre più evidente:
la resilienza non è più una funzione specialistica, ma una competenza trasversale e sistemica, chiamata a confrontarsi con scenari sempre più complessi e interconnessi.
I contributi raccolti in questa edizione — dalla DRI International Conference fino agli sviluppi normativi e tecnologici più recenti — convergono su un punto comune: il contesto di riferimento sta cambiando più rapidamente degli strumenti tradizionali con cui lo abbiamo finora interpretato.
Da un lato, glisviluppi geopoliticimostrano come eventi regionali possano trasformarsi indisruption globali, con impatti che si estendono ben oltre i mercati energetici, toccando supply chain, produzione industriale e continuità operativa.
Dall’altro, l’evoluzione tecnologica — in particolare l’intelligenza artificiale— introduce nuove opportunità, ma anche nuove forme di rischio, che richiedonomodelli di governancee controllo ancora in fase di consolidamento.
Parallelamente, il quadro normativo europeo, con l’entrata in vigore di DORA, NIS2 e il recepimento nei framework nazionali, segna un passaggio decisivo: la resilienza digitale diventa un requisito regolamentare strutturato, non più un elemento discrezionale.
Infine, anche gli standard tecnici e le comunità professionali internazionali — dalla NFPA al DRI — riflettono questa trasformazione, evolvendo per incorporare nuove complessità, nuovi rischi e nuove responsabilità.
Un cambio di prospettiva
Se c’è un elemento che accomuna tutti questi temi, è la necessità di superare un approccio lineare al rischio. La resilienza oggi richiede:
- capacità di leggere le interdipendenze
- gestione di scenari non lineari
- integrazione tra dimensione tecnica, operativa e strategica
In altre parole, non si tratta più solo di “proteggere”, ma di comprendere e governare sistemi complessi.
Questo numero nasce con l’obiettivo di offrire alcuni spunti in questa direzione:
non soluzioni definitive, ma chiavi di lettura utili per orientarsi in un contesto in rapida evoluzione.
Risk&Resilience Outlook
DRI International Conference 2026
DRI International Conference 2026: segnali chiari sul futuro della resilienza
La DRI International Conference 2026, tenutasi a fine febbraio a Jacksonville, negli Stati Uniti, si è confermata ancora una volta uno dei momenti più rilevanti per la comunità globale della business continuity e dell’operational resilience.
Al di là della qualità dell’evento, ciò che emerge con chiarezza è un cambio di paradigma:
la resilienza non è più una funzione di supporto, ma un sistema integrato che combina governance, tecnologia, capacità operativa e decision-making in condizioni di incertezza.
Tra le numerose sessioni, alcune si sono distinte per la loro capacità di offrire spunti concreti e immediatamente applicabili:
Cyber resilience come principio di progettazione (Roberto Zegarra)
Uno dei messaggi più forti è arrivato dalla sessione di Roberto Zegarra, che ha ribaltato un assunto tradizionale: non si tratta più di evitare le violazioni, ma di progettare organizzazioni in grado di operare anche in condizioni di compromissione. Il concetto diMinimum Viable Enterprise (MVE)rappresenta un’evoluzione concreta del BCM: garantire la continuità delle funzioni critiche attraverso infrastrutture resilienti, dati sicuri e sequenze di ripristino predefinite.
AI governance: da opportunità a requisito (Christopher Murphy)
La crescente adozione dell’intelligenza artificiale introduce nuove dimensioni di rischio, rendendo indispensabile l’adozione di modelli strutturati di governance. L’AI non può più essere trattata come un tema tecnologico isolato, ma deve essere integrata nei framework di risk management e resilienza, con particolare attenzione a trasparenza, accountability e controllo dei modelli.
Playbook: dalla teoria all’esecuzione (Justin Kates)
Un contributo particolarmente concreto è arrivato da Justin Kates, che ha proposto i playbook come evoluzione dei piani tradizionali. Il passaggio è chiaro: da documenti statici a strumenti operativi utilizzabili in tempo reale durante una crisi, in grado di ridurre l’incertezza decisionale e migliorare la velocità di risposta.
AI applicata alla business continuity (Beth Frasure)
Beth Frasure ha mostrato come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata in modo pragmatico per supportare i processi di business continuity, dall’analisi dei rischi alla generazione di scenari fino al supporto decisionale. Il punto chiave non è l’automazione, ma la capacità di aumentare la qualità e la velocità delle decisioni, mantenendo un presidio umano nei momenti critici.
Lezioni dal campo: gestione di un evento multi-agenzia (Kevin Wowk)
Tra le sessioni più impattanti, il caso reale presentato da Kevin Wowk ha riportato l’attenzione sulla complessità della gestione delle crisi reali. In contesti multi-agenzia e multi-giurisdizione, fattori come coordinamento, comunicazione e gestione delle risorse diventano determinanti. La resilienza, in questi scenari, dipende soprattutto dalla capacità delle persone di prendere decisioni efficaci sotto pressione.
Takeaway dalla conferenza
Se c’è un filo conduttore che emerge da questa edizione, è che la resilienza sta evolvendo rapidamente:
- da documentazione a capacità operativa reale
- da prevenzione a gestione dell’inevitabile
- da approcci separati a integrazione tra cybersecurity, AI e rischi operativi
Una trasformazione che rende sempre più evidente come la resilienza sia oggi una competenza strategica, non più solo tecnica.
In cima alla lista del Resilience Manager
Resilienza vs. AI
In cima alla lista del Resilience Manager: governare l’AI prima che sia troppo tardi
Se c’è un tema che sta rapidamente scalando la lista delle priorità per chi si occupa di resilienza, è senza dubbio l’intelligenza artificiale. Non tanto per il suo potenziale — ormai evidente — quanto per la velocità con cui sta entrando nei processi aziendali, spesso senza un adeguato framework di governo, controllo e resilienza.
È un messaggio emerso chiaramente anche durante la recenteDRI International Conference 2026 di Jacksonville,dove diversi interventi hanno evidenziato come l’AI stia introducendo nuove dipendenze operative e nuove forme di rischio ancora poco strutturate nei modelli tradizionali.
Il punto chiave: l’AI è già nei processi critici
L’errore più comune oggi è considerare l’AI come un tema di innovazione o IT. In realtà, sistemi basati su AI stanno già:
- influenzando decisioni operative
- supportando processi core
- introducendo dipendenze da modelli, dati e fornitori
In altre parole: l’AI è già parte delperimetro della business continuity, anche se formalmente spesso non lo è ancora.
ISO/IEC 42001: da standard tecnico a leva strategica
In questo contesto, la ISO/IEC 42001:2023 rappresenta il primo vero tentativo di portare ordine, introducendo un sistema di gestione dell’intelligenza artificiale (AIMS) strutturato e certificabile. Come evidenziato da diversi contributi di esperti e operatori del settore, questo standard ha una funzione chiave: tradurre i principi dell’AI Act in pratiche organizzative concrete.
In altri termini:
- l’AI Act dice cosa bisogna fare
- la ISO 42001 aiuta a capire come farlo
Non a caso, la norma copre elementi centrali come:
- governance e responsabilità
- gestione del rischio AI
- trasparenza e tracciabilità
- controllo del ciclo di vita dei modelli
E si integra perfettamente con altri sistemi di gestione già diffusi, come ISO 27001 e ISO 22301
Il punto degli esperti: AI = asset strategico, non tecnologia
Diversi professionisti stanno sottolineando questo cambio di prospettiva. Ad esempio,Fabrizio Cirillievidenzia come l’intelligenza artificiale stia diventando rapidamente un asset strategico per le organizzazioni, richiedendo però nuove competenze e soprattutto un quadro di riferimento solido per essere governata in modo sicuro e trasparente. Allo stesso modo, altri contributi evidenziano come la ISO 42001 rappresentiun vero ponte tra compliance e governance aziendale,traducendo principi normativi in processi concreti e auditabili
Il tema quindi non è più tecnologico, ma organizzativo e strategico.
Il rischio reale: nuovi scenari di disruption
Per un resilience manager, la domanda non è se adottare l’AI, ma:
cosa succede quando un sistema AI smette di funzionare correttamente?
Esempi concreti:
- model drift e degrado delle performance
- output errati ma plausibili
- dipendenze critiche da fornitori AI
- assenza di fallback o supervisione umana
Questi non sono rischi teorici:sono nuove forme di disruption operativa.
Integrare l’AI nei framework di resilienza
Il passaggio chiave è quindi trattare l’AI come una componente critica del sistema aziendale.
Questo implica:
- includerla nella Business Impact Analysis (BIA)
- mappare dipendenze (dati, modelli, fornitori)
- definire strategie di fallback
- testare scenari di failure non tradizionali
- aggiornare playbook e crisis management
In sintesi: portare l’AI dentro il perimetro della resilienza.
Takeaway
L’intelligenza artificiale non è più un tema emergente: è già una componente strutturale del rischio operativo. Standard come la ISO/IEC 42001 rappresentano un passo fondamentale, ma non risolvono il problema da soli. Per chi si occupa di resilienza, la vera sfida è un’altra:
trasformare l’AI da fonte di rischio non governato a elemento controllato e resiliente del sistema aziendale.
Aggiornamento professionale
I prossimi corsi Continuitaly – DRI Italy – DRI France – NFPA
I prossimi corsi di formazione professionale che eroghiamo in Italia in collaborazione conDRI InternationaleNFPA
Cyber Resilience – Corso di Certificazione – DRI Italy
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10-11-17-18 marzo 2026 – Online – Italiano
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14-15 aprile 2026 · Online – Francese
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14-15-21-22 aprile 2026 – Online – Francese
Corso approfondito sui principi e sulle pratiche del BCM.
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5-6 maggio 2026 · Online – Italiano
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NFPA 13 – Standard per impianti sprinkler
11-12-13 maggio 2026 – In presenza – Milano
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14-15 maggio 2026 – In presenza – Milano
Corso ufficiale NFPA dedicato alla progettazione dei sistemi di alimentazione antincendio.
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Cyber Resilience – Corso di Certificazione – DRI Italy
19-20-26-27 maggio 2026 – Online – Italiano
Corso approfondito sulla gestione dei rischi cyber.
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E’ davvero accaduto! Riflessioni operative da casi reali
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Geopolitica e resilienza: oltre il prezzo del petrolio, l’iceberg sistemico
L’evoluzione recente del contesto geopolitico in Medio Oriente — con la compromissione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e gli attacchi a infrastrutture energetiche — sta riportando in primo piano scenari che, fino a pochi mesi fa, erano classificati come ipotesi di stress estremo. La reazione immediata dei mercati è nota e ampiamente visibile: l’aumento del prezzo del petrolio.
Tuttavia, come evidenziato da numerosi centri di analisi, questo rappresentasolo la manifestazione superficiale di una dinamica molto più complessa.
Discontinuità dei flussi e capacità limitata di adattamento
Secondo analisi delCenter for Strategic and International Studies (CSIS), anche in presenza di rotte alternative e infrastrutture di bypass, “la capacità globale di compensare una riduzione significativa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz resta strutturalmente limitata”. In termini operativi, ciò implica che il sistema energetico globale non entra in una condizione binaria (disponibilità vs indisponibilità), ma in uno stato didegradazione progressiva, caratterizzato da:
- disponibilità intermittente
- volatilità nei tempi di consegna
- difficoltà di pianificazione
Effetti economici e industriali: oltre il segnale prezzo
Le valutazioni diAllianz Tradeindicano che, in scenari severi, il prezzo del greggio potrebbe superare i 100–130 dollari al barile, con effetti diretti su inflazione e stabilità macroeconomica. Tuttavia, come sottolineato anche daReuters, l’impatto più rilevante si manifesta nei mercati fisici:raffinerie che riducono i run rate, riorganizzazione forzata delle rotte marittime, aumento dei premi assicurativi e riduzione della capacità logistica disponibile.
In questo contesto, il prezzo non rappresenta il problema principale, ma ilsegnale anticipatore di una tensione sistemica più ampia.
Interdipendenze industriali: il livello non visibile del rischio
Come osservato daS&P Global, le conseguenze si estendono rapidamente oltre il settore energetico, interessando filiere industriali apparentemente distanti. Un esempio significativo riguarda igas tecnici, tra cui l’elio, essenziale per la produzione di semiconduttori e per applicazioni avanzate in ambito medicale e scientifico. La concentrazione geografica della produzione e la dipendenza da infrastrutture energetiche rendono queste supply chain particolarmente vulnerabili. In termini analoghi, come evidenziato daChatham House, la riduzione dei flussi energetici impatta direttamente anche:
- petrolchimica
- fertilizzanti
- materiali intermedi
con effetti indiretti su agricoltura, industria manifatturiera e sicurezza alimentare.
LNG, energia e continuità operativa
Le analisi diS&P Globalindicano inoltre che una compromissione prolungata dello Stretto di Hormuz può determinare una riduzione significativa dei flussi diLNG, con impatti diretti su:
- disponibilità energetica
- competitività industriale
- continuità operativa nei settori energivori
In questo scenario, il rischio per le organizzazioni non è più esclusivamente economico, ma diventaoperativo e strutturale.
Dalla crisi energetica alla gestione della domanda
Un elemento particolarmente rilevante, spesso trascurato, riguarda lemisure di gestione della domanda energetica. L’International Energy Agency (IEA)ha più volte sottolineato, anche in pubblicazioni recenti, come in contesti di stress energetico i governi possano ricorrere a strumenti di riduzione dei consumi, tra cui:
- diffusione dellosmart working
- limitazioni operative per industrie energivore
- riduzioni della potenza disponibile
- gestione programmata dei carichi (inclusi micro-interruzioni)
Tali misure, già osservate in contesti recenti, rappresentano un passaggio cruciale: la crisi non si gestisce più solo lato offerta, ma anche latodomanda e comportamento organizzativo.
Implicazioni per il Resilience Manager
Alla luce di queste evidenze, il ruolo del resilience manager assume una dimensione diversa: non più focalizzata esclusivamente sulla gestione degli eventi, ma sullaanticipazione delle fragilità sistemiche.Tre direttrici di riflessionerisultano particolarmente rilevanti:
1. Mappatura delle interdipendenze reali
Come evidenziato implicitamente dalle analisi CSIS e S&P Global, le dipendenze critiche non sono sempre visibili.
La domanda da porre è:
quali componenti della nostra operatività dipendono, direttamente o indirettamente, da supply chain energetiche o logistiche esposte a questa crisi?
2. Capacità operativa in condizioni degradate
In un contesto di riduzione dei flussi e gestione della domanda, diventa essenziale comprendere:qual è il livello minimo di operatività sostenibile in presenza di vincoli energetici, logistici o normativi?
Questo include scenari quali:
- lavoro remoto esteso o obbligatorio
- ri-bilanciamento della capacità produttiva in aree meno esposte a carenze energetiche
- vincoli sui consumi energetici in certe fasce orarie
3. Validità delle strategie alternative
Come osservato da più analisti, molte alternative esistono solo teoricamente.
La domanda è quindi:
le nostre strategie di continuity e fallback sono realmente attivabili, o dipendono da condizioni che non abbiamo mai verificato?
Conclusione
Le evidenze convergono su un punto: la crisi non è rappresentata dall’aumento del prezzo del petrolio, ma dallafragilità delle interdipendenze che quel prezzo riflette. In un contesto caratterizzato da discontinuità dei flussi, vincoli energetici e interventi sulla domanda, la resilienza si misura nella capacità di operare in condizioni non ideali, prolungate e sistemiche.
l prezzo del petrolio è un indicatore.
La resilienza si misura anche nella capacità di operare al meglio quando quell’indicatore segnala che il sistema sta entrando in crisi.
Novità normative da monitorare
Circolare 285
Novità normative: la Circolare 285 entra pienamente nell’era DORA
LaCircolare n. 285 di Banca d’Italiarappresenta da anni il principale riferimento normativo per l’organizzazione, il governo dei rischi e i sistemi di controllo interno delle banche italiane.
Si tratta, di fatto, dell’architrave regolamentare attraverso cui vengono tradotti in requisiti operativi i principi di vigilanza prudenziale, con impatti diretti su governance, ICT, continuità operativa e resilienza complessiva degli intermediari.
È proprio per questo che ogni suo aggiornamento non è mai meramente formale, ma riflette un’evoluzione sostanziale delle aspettative del regolatore.
Tra gli sviluppi regolamentari più rilevanti delle ultime settimane in Italia va certamente segnalato il51° aggiornamento, pubblicato con atto del 3 febbraio 2026 e in Gazzetta Ufficiale il 18 febbraio 2026. L’intervento attua il Regolamento (UE) 2022/2554 (DORA) e la Direttiva (UE) 2022/2556,modificando in particolare il Capitolo 4 “Il sistema informativo” e il Capitolo 5 “La continuità operativa”,oltre ad alcuni raccordi nelle disposizioni introduttive, nel Capitolo 1 sull’autorizzazione all’attività bancaria e nel Capitolo 3 sui controlli interni.
La differenza più importante rispetto al quadro precedente è concettuale prima ancora che redazionale. La disciplina “previgente” su ICT e continuità,sostanzialmente costruita sul 40° aggiornamento del 2022,era stata modellata per dare attuazione agli orientamenti EBA sulla gestione dei rischi ICT e di sicurezza. Con il 51° aggiornamento, invece, Banca d’Italiacompie un vero riordino:molte sezioni nazionali che disciplinavano in dettaglio governo ICT, gestione del rischio ICT e di sicurezza, sicurezza delle informazioni e delle operazioni ICT, gestione dei progetti e dei cambiamenti ICT, ed esternalizzazione dei servizi ICT vengono abrogate e sostituite da un rinvio diretto alle disposizioni DORA e ai relativi RTS/ITS, ormai direttamente applicabili. In altre parole, la Circolare 285 smette di essere il testo “primario” di dettaglio su questi temi e diventa il punto di raccordo nazionale con il framework europeo.
Rimando a DORA
Questo cambio di architettura normativa è visibile soprattutto nel Capitolo 4, che ora apre dichiarando che la materia è direttamente regolata da DORA e dai relativi atti delegati, inclusi quelli sugli accordi contrattuali per servizi ICT a supporto di funzioni essenziali o importanti e sul subappalto di tali servizi. È un passaggio molto rilevante anche sul piano operativo, perché rafforza l’idea che la conformità non possa più essere letta solo in chiave locale:per governance ICT, third-party risk, incidenti significativi e presidi contrattuali, il riferimento principale è ormai europeo.
Un altro punto da segnalare è chela disciplina sul sistema di gestione dei dati, non coperta direttamente da DORA, viene mantenuta e ricollocata nel Capitolo 3 sui controlli interni, con un apposito Allegato D. È una scelta coerente: ciò che resta nella 285 è ciò che continua a rappresentare un presidio organizzativo e di controllo interno della banca, mentre la parte strettamente ICT/digital resilience viene assorbita nel perimetro DORA.
Continuità operativa
Sul fronte della continuità operativa, il 51° aggiornamento modifica il Capitolo 5 per allinearlo alle modifiche introdotte dalla Direttiva DORA. Qui la differenza rispetto alla versione precedente è molto netta: vengono eliminate dalla Circolare le previsioni sulla continuità operativa in ambito ICT, perché ormai presidiate direttamente da DORA e dal relativo regolamento delegato sulla gestione dei rischi informatici.Rimane invece il nucleo dei requisiti di continuità operativa “general business”,applicabili alle banche come operatori, mentre la continuità digitale viene definitivamente europeizzata. Banca d’Italia ha inoltre chiarito di non aver ancora modificato, per ora, l’Allegato A, Sezione III, relativo ai processi a rilevanza sistemica, perché sono in corso approfondimenti più ampi che coinvolgono anche operatori finanziari diversi dalle banche.
C’è poi un aspetto meno vistoso ma importante: la sezione sulle disposizioni specifiche per i servizi di pagamento è stata aggiornata alla luce degli Orientamenti EBA dell’11 febbraio 2025, mantenendo in vita, accanto a DORA, i riferimenti pertinenti per la gestione del rapporto con gli utenti dei servizi di pagamento. Questo conferma che l’assetto finale non è una pura sostituzione “uno a uno”, ma un mosaico regolatorio in cui DORA diventa l’asse portante, mentre alcuni presidi verticali restano ancorati a fonti specialistiche come PSD2/EBA.
Commenti e opinioni
Anche i commentatori esterni convergono su questa lettura.Diritto Bancariodescrive l’intervento come un “riordino” della disciplina alla luce di DORA e sottolinea proprio l’abrogazione delle vecchie sezioni nazionali su governance e rischio ICT, sostituite da rinvii al regolamento europeo e agli atti delegati.Studio Marchettievidenzia a sua volta che vengono eliminate le parti non più coerenti con il nuovo quadro europeo, mentreCesare Gallotti, dal punto di vista della sicurezza delle informazioni, osserva che le novità più significative si concentrano nel Titolo IV e che il Capitolo 4 ora rinvia in modo sostanzialmente integrale ai requisiti DORA e ai relativi RTS/ITS.
Conclusione
In termini pratici, il messaggio per banche, funzioni di controllo, ICT risk manager e responsabili continuity è chiaro:DORA non si aggiunge semplicemente alla Circolare 285, ma ne ridisegna il baricentro.La 285 resta essenziale come cornice di vigilanza nazionale, ma per resilienza digitale, outsourcing ICT, incident management e continuità ICT il centro di gravità si è ormai spostato sul corpus normativo europeo. Le nuove disposizioni sono entrate in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale,mentre per le modifiche al Capitolo 5 Banca d’Italia ha previsto sei mesi di adeguamento.
L’angolo tecnico
ESFR: di cosa si tratta?
ESFR – quando lo sprinkler smette di “controllare” e inizia a “sopprimere”
Nel mondo della protezione antincendio, pochi acronimi sono tanto rilevanti quantoESFR (Early Suppression Fast Response).Si tratta di una tipologia avanzata di sprinkler progettata non semplicemente per controllare un incendio, ma per sopprimerlo rapidamente nelle sue fasi iniziali, prima che possa svilupparsi e coinvolgere l’intero compartimento.
Cosa distingue un ESFR dagli sprinkler tradizionali
Gli sprinkler tradizionali (cosiddetti control mode) hanno un obiettivo chiaro: contenere l’incendio fino all’intervento manuale
Gli ESFR, invece, introducono un cambio di paradigma: attacco diretto e massivo all’incendio, con l’obiettivo di spegnerlo o ridurlo drasticamente in tempi molto rapidi
Questo è reso possibile da tre caratteristiche chiave:
- Fast Response: bulbo termico ad attivazione molto rapida
- Elevata portata: grandi quantità d’acqua erogate in tempi brevi
- Distribuzione ottimizzata: pattern di scarica progettato per penetrare la colonna termica
Perché gli ESFR sono diventati così importanti
Il loro utilizzo è strettamente legato all’evoluzione dei layout logistici e industriali. Magazzini moderni con:
- altezze elevate
- stoccaggi intensivi
- materiali plastici ad alto potere calorifico
rendono spesso insufficienti le soluzioni tradizionali.
Gli ESFR permettono, in molti casi, di:
- evitare teste all’interno degli scaffali
- semplificare il sistema
- aumentare il livello di sicurezza
Il ruolo degli standard
La progettazione e l’utilizzo degli ESFR sono rigorosamente definiti dagli standard della National Fire Protection Association.
In particolare:
- NFPA 13
- NFPA 25
- NFPA 20
È proprio NFPA 13 che definisce in modo dettagliato:
- criteri progettuali
- limiti di applicazione
- configurazioni di stoccaggio
- parametri idraulici (K-factor, pressione, densità)
E in Europa? Il riferimento alle norme EN
Anche nel contesto europeo, il tema degli sprinkler — inclusi quelli a risposta rapida — è regolato da standard tecnici consolidati, in particolare laEN 12845. Tuttavia, è importante sottolineare che:
- la norma EN adotta ad oggi un approccio più tradizionale (control mode)
- le applicazioni ESFR non sono sviluppate con lo stesso livello di dettaglio presente in NFPA
In pratica:gli ESFR sono riconosciuti e utilizzabili anche in Europa,ma la loro progettazione fa spesso riferimento diretto alle logiche e ai criteri NFPA, soprattutto nei contesti industriali e logistici più complessi.
Questo spiega perché, in molti progetti internazionali o assicurativi, si osserva un approccio ibrido:
- conformità normativa europea
- progettazione tecnica basata su standard NFPA
Attenzione: non sono una soluzione universale
Nonostante la loro efficacia, gli ESFR non sono applicabili in ogni contesto. La loro corretta implementazione richiede:
- analisi dettagliata del rischio
- compatibilità con layout e merci
- rispetto rigoroso dei limiti normativi
modifiche non controllate (es. cambi di stoccaggio) possono compromettere le prestazioni.
Takeaway
Gli ESFR rappresentano uno dei migliori esempi di evoluzione nella protezione antincendio:
da sistemi progettati per “contenere” a sistemi progettati per intervenire in modo decisivo e immediato.
Ma è la combinazione tra:
- tecnologia disponibile
- standard (NFPA ed EN)
- corretta progettazione
a determinare il reale livello di sicurezza.
Insight&Ispirazioni
I suggerimenti del mese
I suggerimenti del mese
In questa rubrica continuiamo a segnalare contenuti che riteniamo utili non tanto per acquisire nuove nozioni, quanto per raffinare il modo in cui leggiamo il rischio, l’incertezza e le decisioni strategiche in contesti complessi.
Libro del mese: The Resilient Enterprise – Yossi Sheffi
Un classico sempre attuale, che analizza come le organizzazioni possano affrontare disruption complesse, dalle crisi logistiche agli shock globali.
Particolarmente rilevante oggi, alla luce delle tensioni geopolitiche, perché introduce un concetto chiave: la resilienza non è solo protezione, ma capacità di adattamento rapido a sistemi interconnessi e instabili.
Podcast del mese: CSIS – “The Trade Guys”
Un podcast estremamente utile per comprendere le dinamiche tra geopolitica, commercio internazionale ed economia reale. In un contesto segnato da tensioni energetiche e possibili disruption nei flussi globali, offre una lettura concreta di come crisi regionali e decisioni politiche si traducano in impatti operativi per le imprese e le supply chain. La resilienza oggi richiede una visione che vada oltre i confini aziendali: comprendere come eventi globali si trasformano in impatti operativi locali è ormai una competenza essenziale.
Aggiornamenti da National Fire Protection Association (NFPA)
Notizie dalla comunità internazionale della Fire Safey
NFPA 70 (NEC 2026): un aggiornamento chiave per chi opera negli Stati Uniti
Tra gli aggiornamenti più rilevanti del ciclo 2026 della National Fire Protection Association, spicca la pubblicazione della nuova edizione delNFPA 70 (NEC 2026). Si tratta dello standard di riferimento per laprogettazione e realizzazione degli impianti elettrici negli Stati Uniti, adottato — con eventuali adattamenti locali — nella quasi totalità delle giurisdizioni. In termini pratici, il NEC non è solo una linea guida tecnica, ma un codice cogente, la cui conformità è condizione necessaria per:
- autorizzazioni
- collaudi
- esercizio degli impianti
Perché è rilevante anche per molte aziende italiane che:
- progettano impianti
- realizzano stabilimenti
- forniscono macchinari o sistemi negli Stati Uniti
la conoscenza del NEC non è opzionale, ma essenziale.
Un impianto conforme agli standard europei (EN/IEC) non è automaticamente conforme al NEC.
Le differenze possono riguardare:
- modalità di installazione
- criteri di protezione
- classificazione delle aree
- requisiti di sicurezza elettrica
Con impatti concreti su:
- tempi di progetto
- necessità di re-ingegnerizzazione
- costi
- approvazioni da parte delle autorità locali (AHJ – Authorities Having Jurisdiction)
Le principali direttrici dell’edizione 2026
L’edizione 2026 del NEC si inserisce in un percorso evolutivo che riflette la crescente complessità dei sistemi elettrici moderni. Tra i temi più rilevanti:
- integrazione con sistemi di energy storage e generazione distribuita
- maggiore attenzione alla resilienza elettrica
- aggiornamenti legati a tecnologie emergenti e digitalizzazione
- riorganizzazione di alcune sezioni per migliorare chiarezza e applicabilità
Il filo conduttore è chiaro:l’impianto elettrico non è più un’infrastruttura “passiva”, ma un elemento centrale della resilienza operativa.
Implicazioni operative
Per chi opera su progetti internazionali, questo si traduce in una necessità molto concreta:
- coinvolgere competenze locali (US) fin dalle fasi iniziali
- verificare la conformità NEC già in fase di design
- evitare approcci “adattati a posteriori”
In molti casi, gli scostamenti tra standard europei e NEC emergono troppo tardi, con conseguenze su tempi e costi.
Takeaway
IlNFPA 70 (NEC 2026)non è semplicemente uno standard tecnico, ma un elemento chiave per garantire la realizzabilità e la conformità operativa dei progetti negli Stati Uniti.
Aggiornamenti da Disaster Recovery Institute International (DRI)
Novità dalla comunità globale dei professionisti certificati nella resilienza
Come anticipato nella sezione iniziale di questa newsletter, la recenteDRI International Conference2026 ha confermato il ruolo centrale della community globale della resilienza nel leggere e interpretare i rischi emergenti. Guardando ai prossimi appuntamenti, è già stata annunciata laprossima edizione della conferenza, che si terrà dal21 al 24 febbraio 2027 ad Arlington (Texas).
Nuova certificazione in arrivo: focus sulla supply chain resilience
Tra gli annunci più rilevanti emersi durante l’ultima conferenza, merita particolare attenzione il lancio — previsto a breve — di un nuovo percorso di certificazione delle competenze dedicato allasupply chain resilience.
Un segnale molto chiaro: la resilienza della supply chain sta diventando una competenza autonoma e sempre più centrale all’interno delle organizzazioni.
Questo sviluppo è coerente con quanto emerso anche in altri ambiti trattati in questa newsletter:
- crescente esposizione a rischi geopolitici
- interdipendenze globali sempre più complesse
- necessità di approcci integrati tra rischio operativo, logistica e continuità
La resilienza non è più una disciplina monolitica, ma un insieme di competenze sempre più specializzate. La supply chain rappresenta oggi uno dei fronti principali su cui si giocherà la capacità delle organizzazioni di resistere e adattarsi a scenari complessi.
PhoenITx srl
Via Pietro Calvi, 2
20129 Milano
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