Le alluvioni dell’Europa centrale del 2024: quando un evento climatico diventa una crisi di resilienza
Abstract
Le alluvioni che hanno colpito l’Europa centrale nel 2024 non rappresentano soltanto uno dei più gravi eventi climatici degli ultimi anni, ma un caso di studio fondamentale per chi si occupa di resilienza organizzativa. Oltre ai danni diretti, l’evento ha evidenziato la vulnerabilità delle supply chain, delle infrastrutture critiche e il crescenteprotection gaptra perdite economiche e coperture assicurative. In questo approfondimento analizziamo cosa è realmente accaduto e quali lezioni possono trarne Risk Manager, Business Continuity Manager e Property Risk Engineer per preparare le organizzazioni agli scenari climatici del futuro.
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Nel settembre 2024 l’Europa centrale è stata colpita da uno dei più gravi eventi alluvionali degli ultimi decenni. La tempestaBoris, un sistema di bassa pressione rimasto quasi stazionario per diversi giorni, ha scaricato su Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Romania e Ungheria quantità di pioggia normalmente distribuite nell’arco di diversi mesi. Intere aree sono state sommerse, migliaia di persone evacuate, infrastrutture critiche danneggiate e numerose attività economiche costrette a sospendere la produzione.
L’evento ha provocato decine di vittime e danni economici stimati nell’ordine di decine di miliardi di euro, mentre le perdite assicurate sono state valutate in circa 2-3 miliardi di euro, confermando ancora una volta l’esistenza di un importanteprotection gap, cioè della differenza tra i danni realmente subiti dall’economia e quelli effettivamente coperti da strumenti assicurativi.
Per chi si occupa di Business Continuity, tuttavia, la lezione più importante non riguarda l’entità dei danni materiali: riguarda il modo in cui un singolo evento meteorologico è riuscito a propagare i propri effetti lungo l’intero sistema economico europeo.
Quando il problema non è il tuo stabilimento
Molte organizzazioni non hanno subito alcun danno diretto ai propri edifici. Eppure, hanno sperimentato ritardi nelle consegne, indisponibilità di materie prime, blocco dei trasporti ferroviari, chiusura di autostrade, interruzioni delle forniture energetiche e difficoltà nella mobilità del personale.
In altre parole, la crisi si è sviluppata lungo la supply chain e le infrastrutture condivise molto più che all’interno dei singoli siti produttivi. Questo rappresenta uno dei principali cambiamenti introdotti dal Climate Risk: non è più necessario che il nostro stabilimento venga direttamente colpito da un evento estremo. È sufficiente che venga colpito uno dei nodi dai quali dipende la nostra capacità di operare.
Il limite della visione tradizionale
Per molti anni il Risk Assessment aziendale ha considerato gli eventi naturali come rischi locali.
- L’alluvione dello stabilimento.
- L’incendio del magazzino.
- Il blackout del data center.
Le alluvioni del 2024 dimostrano invece che gli eventi climatici possono assumere rapidamente una dimensione sistemica. Una stessa perturbazione può compromettere contemporaneamente:
- reti stradali e ferroviarie;
- infrastrutture energetiche;
- telecomunicazioni;
- disponibilità della forza lavoro;
- fornitori di primo, secondo e terzo livello;
- servizi pubblici essenziali.
La Business Continuity non può quindi limitarsi a proteggere il singolo edificio: deve comprendere la resilienza dell’intero ecosistema nel quale opera l’organizzazione.
Il tema del Protection Gap
Un secondo insegnamento riguarda il trasferimento del rischio.
Come evidenziato dalle principali compagnie di riassicurazione internazionali, una quota significativa delle perdite economiche provocate da eventi naturali continua a rimanere priva di copertura assicurativa.
Anche quando una polizza è presente, non sempre copre tutte le conseguenze operative di un evento:
- perdita di mercato;
- ritardi produttivi;
- indisponibilità dei fornitori;
- danni reputazionali;
- incremento dei costi logistici;
- perdita di clienti.
L’assicurazione rappresenta quindi uno strumento fondamentale di gestione finanziaria del rischio, ma non può sostituire una strategia di prevenzione e resilienza.
Cinque lezioni per il Resilience Manager
Le alluvioni dell’Europa centrale del 2024 offrono almeno cinque indicazioni operative.
- Il Climate Risk è sistemico.
Gli effetti si propagano ben oltre l’area direttamente colpita. - La supply chain è spesso più vulnerabile del sito produttivo.
Proteggere il proprio stabilimento non è sufficiente se fornitori, trasporti o infrastrutture critiche non sono altrettanto resilienti. - Business Continuity e Property Loss Control devono lavorare insieme.
La prevenzione del danno fisico e la pianificazione della continuità operativa sono due facce della stessa strategia di resilienza. - Le coperture assicurative sono necessarie ma non eliminano il rischio operativo.
Trasferire parte delle perdite economiche è essenziale ma non significa garantire la continuità del business. - L’adattamento è un investimento, non un costo.
Aggiornare le valutazioni di rischio, rafforzare le infrastrutture, diversificare la supply chain e pianificare scenari climatici più severi rappresenta oggi una scelta di competitività oltre che di resilienza.
Una riflessione finale
Per molti anni le catastrofi naturali sono state considerate eventi eccezionali. Oggi rappresentano sempre più spesso il contesto nel quale le organizzazioni sono chiamate a operare.
Le alluvioni dell’Europa centrale del 2024 dimostrano che il cambiamento climatico non produce soltanto danni materiali. Ridefinisce il concetto stesso di continuità operativa, obbligando imprese, istituzioni e assicuratori a ripensare il modo in cui vengono valutati, prevenuti e gestiti i rischi.
Anche in questo caso, per il Resilience Manager il messaggio è chiaro: la domanda non è più se un evento climatico estremo potrà verificarsi, ma se l’organizzazione sarà in grado di continuare a operare quando questo accadrà.
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